Nina
La sveglia è il primo suono che sento dopo aver trascorso le ultime due ore sveglia in silenzio, nel buio della mia stanza. Decido di alzarmi poco prima di sentire i passi di mia madre avvicinarsi alla porta per svegliarmi.
≪Nina ti devi alzare, aspettano te per entrare in sala≫. Come non detto.
Che cosa farei senza mia madre che mi sta sempre dietro?
A quel punto sblocco il telefono e trovo diciannove notifiche da parte di Nick. Lui è il mio migliore amico, sa qualunque cosa di me, o quasi. Nei messaggi ha scritto più volte di essere puntuale in sala e di non arrivare in ritardo come faccio al solito, perché “chi arriva in ritardo non ha il tempo sufficiente per raggiungere il successo”.
Di fronte ai suoi messaggi mi viene subito da ridere, sono abituata alla sua ansia ma a volte è troppo drammatico. Ho sempre amato la sua costante agitazione e ossessione di tenere tutto sotto controllo, anche perché è grazie a ciò se la mia vita è meno in disordine. È in disordine da quando tutto è cambiato, da quando ho abbandonato la mia passione più grande: la danza.
Ho iniziato a ballare quando frequentavo le scuole elementari. La danza è sempre stata la cosa a cui mi dedicassi maggiormente, il mio unico pensiero, anche a costo di trascurare il resto della mia vita, dato che era essa stessa la mia intera vita. Tuttavia, la vita è un imprevisto continuo e l’anno prima del diploma ho dovuto abbandonare tutto a causa di un infortunio al ginocchio: la danza, i saggi, gli spettacoli, le prove, il dolore e la felicità. Tutto. I medici mi dissero di smettere di ballare perché avrei potuto danneggiare ulteriormente la salute del mio ginocchio che non riusciva più a reggere la pressione di tante ore di lavoro a provare, danzare, perfezionare. E fu in quel momento che mi crollò tutto addosso come un macigno.
Avevo appena realizzato che l’unico modo che conoscevo per essere realmente me stessa era lo stesso che mi stava facendo del male. Mi stavano portando via la mia essenza, la mia anima. Mi stavano strappando via da me stessa. L’unica cosa che riuscii a pensare fu che non sarei mai più stata la stessa senza la danza. Questo timore si realizzò da subito e Nick lo sapeva anche se non me lo ha mai detto. Tutti ne erano a conoscenza, ma solo chi era più vicino a me riuscì a rendersi conto del cambiamento inevitabile della mia personalità. Ѐ stato solo grazie a questo mondo se ho sviluppato certe caratteristiche e una personalità ben precisa e ho imparato determinate lezioni che la vita normale non è mai stata in grado di darmi. Non ci sarebbe mai riuscita.
Entro in sala e non ho nemmeno il tempo di sistemare la borsa che prontamente il mio migliore amico mi viene incontro con un’agitazione evidente.
≪Nick, dimmi quello che hai da dire. Tanto già lo so, siamo fuori≫, dico mentre cerco di allontanarlo per poi sedermi rassegnata sul linoleum accanto alla sbarra. A queste mie parole sembra piuttosto confuso, ma non ci faccio troppo caso.
≪Nina, giuro che non ti sopporto più≫, dice alzando le braccia in segno di resa di fronte al mio pessimismo, niente di nuovo. Nella sua voce c’è la sua solita ironia che riesce sempre a farmi sentire spensierata. Quanto gli voglio bene.
Prendendo le mezze punte dalla borsa e senza nemmeno guardarlo cerco di non esasperarlo ulteriormente.
≪Dai dimmi, non ti interrompo≫. Non se lo fa ripetere una seconda volta e urla tutto d’un fiato ≪Abbiamo aspettato le risposte delle varie compagnie e ora ce l’abbiamo! Potrai creare uno spettacolo di danza e canto tutto tuo!≫.
Cosa? Non avevo capito, non avevo sentito bene.
Lo fisso perché mi aspetto che ripeta quello che ha appena detto. Lui continua a guardarmi in attesa di una mia reazione che non arriva.
Notando la mia confusione, Nick rotea gli occhi al cielo e urla più di prima ≪Nina, il tuo sogno si sta realizzando. Hai uno spettacolo tutto tuo da organizzare, quindi vedi di alzarti e cominciamo≫.
Non ho sentito male, Nick mi aveva davvero appena detto che questa volta ce l’abbiamo fatta. Mi alzo di scatto dal pavimento e gli salto addosso per la felicità. Non ci credo che potrò finalmente tornare a ballare.
Ormai non ci credevo nemmeno più, non credevo che avremmo più costruito qualcosa. Forse non era più il mio destino, forse non ero destinata a ballare. Ma era vero. Era tutto vero.
Io e Nick ci eravamo rivolti a varie compagnie di ballo per poter creare uno spettacolo che comprendesse sia ballo che canto. Le coreografie e le canzoni avrebbero dovuto rappresentare una storia: due anime gemelle, una coppia destinata ad amarsi per l’eternità, ma che viene messa di fronte a diversi ostacoli. Tra questi vi è un uomo che è deciso a fare di tutto per mettersi tra i due innamorati e per cercare di conquistare la donna desiderata. Chi sceglierà la donna tra l’amore della sua vita e l’uomo attraente e misterioso?
Questa è la storia che abbiamo deciso io e Nick come base per creare le coreografie e decidere le canzoni da interpretare.
La prima persona che chiamo dopo le prove è Elia, il mio ragazzo da ormai sei anni. Io e lui ci siamo conosciuti la sera del mio ultimo saggio di danza dove lui venne a vedere sua sorella esibirsi. Quella fu anche la prima volta che cantai in pubblico e sua sorella fece un assolo sul mio pezzo. Io e lui eravamo accomunati dalla stessa passione per la musica e lui in particolar modo per il canto. A quanto pare era rimasto colpito da me nel momento in cui mi ha sentita cantare mentre sua sorella danzava.
≪Davvero? Ero sicuro che sarebbe arrivata una risposta positiva. Che ti avevo detto? Sei conosciuta dalle compagnie e non potevano dirti di no≫. È emozionato quanto me perchè sa quanto ci tenessi. Elia mi è rimasto accanto dopo l’infortunio, ai tempi ci conoscevamo da qualche mese.
Sto ancora saltellando per la sala e non riesco a contenere la soddisfazione. ≪Ti giuro, sono così contenta≫. Finalmente mi fermo e mi siedo al centro della sala.
≪Vieni da me, così me ne parli meglio?≫. La sua voce è calma e immagino che stia sorridendo dall’altro lato del telefono.
≪Sì!≫. Esclamo entusiasta. In questo momento voglio condividere le mie emozioni solo con lui. Si merita davvero il meglio. ≪Dammi un’oretta che torno almeno a casa per una doccia≫.
≪Ma non c’è bisogno. Te la puoi fare direttamente qui≫.
≪Allora arrivo. A dopo≫. Gli mando un bacio come se fosse qui di fronte a me e chiudo la chiamata.
Poi mi rivolgo al mio migliore amico che nel frattempo stava sistemando le sue cose. ≪Nick, quindi ora come ci organizziamo? Ci mettiamo in contatto con la compagnia per vederci e iniziare a montare le coreografie?≫.
≪Esattamente. Ma questa parte dell’organizzazione ovviamente spetta a me. Quando ho delle novità ti scrivo e tu le riferisci ad Elia. Stai andando da lui, giusto?≫.
≪Sì esatto. Vado subito≫.
≪Non torni a casa a cambiarti?≫, mi chiede dopo aver capito che non sarei passata da casa mia.
≪No. Faccio una doccia da lui. Ho alcuni vestiti a casa sua e lui ne ha alcuni da me proprio per non avere problemi≫.
≪Capisco. Non sono affari miei≫. Fa una pausa per recuperare il suo cellulare dal borsone e torna con lo sguardo su di me. ≪Ti faccio sapere per vederci con i ballerini allora≫. Ci abbracciamo per salutarci, ma lo abbraccio più forte del dovuto per dimostrargli la mia gratitudine per essere rimasto sempre con me.
≪Grazie, Nick. Non solo per lo spettacolo. Per essere il mio migliore amico≫.
≪Uhhh, Nina che dimostra affetto. Mi devo preoccupare?≫. Lo sento ridere mentre ricambia l’abbraccio. Lo spingo via scherzosamente e lo saluto per andare da Elia.